Zuppa “Inglese” ?


Da sempre mi incuriosiva il nome di una dei miei dolci preferiti, la Zuppa Inglese appunto, fino a quando qualcuno mi assicura che la ricetta sia addirittura originaria di Lugo di Romagna.
Decido di fare una piccola ricerca.

Il primo passo è stato digitare “zuppa inglese” su “Wikipedia ” per leggere:
“La zuppa inglese è un dolce al cucchiaio, simile al tiramisù. È un dolce antico di secoli, che appare nella cucina della zona di Bologna, Forlì, Ferrara e Reggio Emilia nell’Ottocento, a base di pan di Spagna, imbevuto in liquori quali l’alchermes e il rosolio, crema pasticcera.”
La questione si fa interessante e la tesi sostenuta dal mio interlocutore pare avere attendibilità! Continuo a leggere:
“Sebbene la sua origine non sia certa, la sua denominazione tradisce la derivazione dalla ricca e creativa cucina inglese del periodo elisabettiano. Originalmente composta di una base di pasta morbida lievitata, intrisa di vino dolce (infusi, poi madeira, porto o simile) arricchita di pezzetti di frutta, o frutti di bosco, e coperta da crema pasticciera custard e panna o crema di latte, double cream, il trifle sembra fosse un modo di recuperare gli avanzi dei ricchi pasti dell’epoca.
È un dolce dalle varianti pressoché infinite: chi segue la sua versione più moderna usa non solo la crema pasticcera, ma anche quella al cioccolato, contribuendo così non solo al gusto, ma anche alla presentazione molto colorata di questo dolce casalingo. In diverse ricette compare la marmellata di albicocche, anch’essa molto amata dai pasticceri ottocenteschi, o altre composte di frutta. Altre integrano la preparazione con il caffè, avvicinandola al suo parente prossimo, il Tiramisù. Alcuni, infine, aggiungono una nota di cannella.
Le origini del dolce italiano si collocano più probabilmente nel 1500 presso la corte dei duchi d’Este quale rielaborazione di un dolce rinascimentale anglosassone, il trifle, considerato un po’ la madre di tutti i dolci, fatto con crema e pan di Spagna, il tutto innaffiato da bevande alcoliche (per esempio lo Sherry di Cadice).
I contatti commerciali e diplomatici con la casa reale inglese erano frequenti, ed è probabile che sia stato proprio un diplomatico di ritorno da Londra a richiedere ai cuochi di corte di riassaggiare il trifle. La presenza dei due liquori quali l’Alchermes e il Rosolio supporta la tesi rinascimentale, dato che sono entrambi di origine medioevale.
Il nome compare già alla fine dell’Ottocento nella “bibbia” della cucina italiana scritta dall’ Artusi, “La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene” La Romagna”
Lo sapevo, di Lugo nemmeno l’ombra!
Allora decido di interpellare Graziano Pozzetto, ricercatore, certificatore e divulgatore. Probabilmente il maggiore esperto vivente di cucina romagnola che mi conferma:
La Zuppa Inglese non è una identità della nostra regione anche se praticata da decenni. Superficialmente millantata come dolce romagnolo è proposto anche attualmente in quasi tutta la ristorazione della nostra zona ed è amatissima certamente dai romagnoli. Si preparava anche nelle case contadine di un tempo in occasioni particolarmente festose entrando quindi nelle nostre consuetudini.
Bene, non mi resta quindi che attendere le prossime feste sperando che qualcuno, come consuetudine, me ne prepari qualche ricca porzione!

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Zuppa Inglese con croccante
Latte 1 litro, 5 rossi di uova, 2 e 1/2 chiare montate, 7 cucchiai rasi di farina, 7 cucchiai colmi di zucchero,, scorza di limone.
Fare un croccante con 5 cucchiai di zucchero e 70 gr di mandorle senza sbucciarle, che rimanga scuro; tirato a cottura, aggiunere 4 cucchiai di acqua.
Mettere la crema in un piatto fondo col croccante sopra, e servirla il giorno dopo.

Zuppa Inglese montata (squisito)
latte 2 l, zucchero g 330 + 150 da caramellare nello stampo, uova 8, uno stecco di vaniglia, 2 bicchierini di cognach (SIC!), amaretti con pinoli gr 150, 8 cliliegie sotto spitito.
Si fa bollire il latte, lo zucchero e lo stecco di vaniglia, fino a  calarlo quasi a metà poi si lascia raffreddare.
Si sbattono a parte bene le uova, poi si versano nel latte e si mescolano bene, poi il cognach. Si caramella lo zucchero nello stampo che deve essere ovale, e vi si versa l tutto, per ultimo si briciolano gli amaretti + ciliegie.
Cuocere a bagnomaria per 2 ore circa. Nella pentola a pressione, metà dose, dopo il fischio deve stare su 20 minuti.

Ricette di Tino Babini, studioso di Russi, pubblicate nel volume CUCINA DI ROMAGNA di Graziano Pozzetto
Muzzio Editore – Roma, 2004
Ringrazio Graziano Pozzetto che gentilmente ha collaborato con un interessante manoscritto a questa mia piccola ricerca!

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